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IL VETRO NEL XIX SECOLO

testi a cura di Rosa Barovier Mentasti
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Acidatura
Decalcomania
Incisione a rotina
Millefiori
Pittura a smalto
Pressatura a stampo
Soffiatura
Soffiatura a stampo
Vetro incamiciato
Vetro mosaico
Il XIX secolo vide il susseguirsi di vari stili, lo stile Impero, il Biedermeier, i Revivals, l'Art Nouveau anche nel settore vetrario, con alterne fortune delle varie tradizioni vetrarie europee.
Nel periodo Neoclassico e Impero fu l'Inghilterra, indenne dalle devastanti guerre e dalle crisi sociali dell'epoca e all'apice della sua potenza economica, a costituire un modello per lo stile di vita e per gli arredi delle sue eleganti dimore. Il pesante e brillante cristallo al piombo inglese, esaltato da sfaccettate molature, che si fecero via via più fitte e complesse ricoprendo l'intera superficie dei manufatti. Nel resto del continente europeo i servizi da tavola omogenei per forme, decorazioni e dimensioni si erano diffusi nel continente nel XVIII secolo, mentre in Inghilterra furono adottati più tardi per poi costituire un prodotto normale, spesso realizzato su commissione, dall'inizio del XIX secolo. Dal Principe del Galles a tutti i nobili ed i borghesi abbienti, i possibili acquirenti inglesi ricevevano offerte di preziosi cristalli molati non solo per la tavola ma anche per l'arredo. I servizi più ricchi comprendevano numerosi tipi: calici per varie qualità di vino, bicchieri per acqua e birra, ciotole, brocche e decanter. La molatura a faccette passò di moda verso la fine del secolo ma ritornò negli anni settanta del XIX secolo con il 'Brilliant style'. I lampadari dal 1800 circa e soprattutto nel periodo Regency cambiarono stile arricchendosi di velari di gocce molate di vetro saldate al centro e ad un cerchio metallico esterno, che mascheravano le fonti di luce.
In Gran Bretagna la prima metà del XIX secolo vide l'applicazione di nuove tecniche: la decorazione a 'crystallo-ceramie', la incisione ad acido, la pressatura a stampo e la decalcomania.
La 'cristallo-ceramie' consisteva nell'inserimento di medaglioni di porcellana nella parete di un cristallo e fu brevettata dall'inglese Apsley Pellat nel 1819. Era già stata sperimentata in Francia nell'ultimo quarto del XVIII secolo da Barthélemy Desprez. Fu detta anche 'sulphide' o ' cameo incrustation'. Se questa era una tecnica raffinata, le altre erano pensate per ottenere surrogati economici di opere più costose.
La incisione ad acido (acid etching) si basava sulla corrosione del vetro con una miscela a base di acido fluoridrico. Proteggendo parti della superficie vitrea con un materiale resistente all'acido, come la cera, si potevano ottenere motivi decorativi. La acidatura su vetro era già stata sperimentata nel XVII secolo ma fu applicata con regolarità dall'anno 1800 circa e industrialmente verso la fine del XIX secolo. Con l'acidatura si ottennero lavori di alto livello ma anche, in seguito, prodotti abbastanza economici.
Come la incisione ad acido, anche la pressatura a stampo era destinata ad imitare i più raffinati vetri incisi a rotina. Venne perfezionata con macchine azionate a mano in Europa nel terzo decennio del XIX secolo ma già nel decennio precedente si era sviluppata negli Stati Uniti con risultati molto originali.
La decalcomania (transfer printing) era un surrogato seriale della pittura a smalto su vetro. Un piastra di rame incisa con la decorazione voluta e passata con inchiostro contenente ossidi metallici. Il decoro veniva trasferito sulla carta e quindi da questa sulla superficie vitrea, che poi subiva una ricottura. La prima notizia relativa a questa tecnica su vetro fu una richiesta di brevetto da parte di John Brooks a Londra ma essa sembra essersi sviluppata a Liverpool. Godette particolare favore nel XIX secolo per vetri commemorativi poco costosi.
Dopo la caduta di Napoleone, con l'affermarsi dello stile Biedermeier, derivato dallo stile Impero ma più lieve ed adatto alle abitazioni borghesi, trionfò nuovamente la vetraria boema. A differenza del passato, la vetraria boema Biedermeier esaltò il colore, frutto di sperimentazioni in vetreria. Si ottennero rossi rubino al rame o all'oro, blu al cobalto, verdi al rame o al cromo e particolarissimi gialli e verdi fluorescenti all'uranio, inventati dal tedesco Josef Riedl tra il 1830 ed il 1848. Il vetro colorato poteva anche incamiciare uno strato interno di cristallo che emergeva in superficie grazie al taglio o all'incisione. Fu di moda anche il vetro bianco opaco, spesso usato per incamiciare bicchieri e bottiglie di cristallo con uno strato intermedio di vetro colorato trasparente, visibile nei contorni delle molature.
Un surrogato della incamiciatura fu la cementazione (ingl. staining, ted. Ätzung), ottenuta ricoprendo la superficie del vetro già raffreddato con un pigmento a base di sali d'argento per colorare di giallo ambra e di sali di rame per colorare di rosso. Friedrich Egerman di Haida ottenne il giallo nel 1820 ed il rosso nel 1832. Simili come effetto erano gli smalti trasparenti in delicati colori. Sia la cementazione che lo smalto richiedevano una ricottura.
Nella vetreria del conte Buquoy, situata nella Boemia meridionale, si realizzarono i vetri Hyalith, rossi opachi o neri, simili a pietra dura, spesso dipinti ad oro, nel 1819. Egualmente simili a pietra erano i Lithyalin, opachi a venature, di Egerman, ottenuti a freddo con ossidi metallici su base rossa e poi ricotti, nel 1828. I vetri Agatines a venature di Buquoy del 1835 erano invece in tinte pastello opalescenti.
I cristalli e i vetri colorati venivano per lo più soffiati a stampo, eventualmente trattati con la cementazione o con i Lazuren, poi molati o incisi o dipinti a smalto e oro o sottoposti a tutte queste pratiche decorative. L'incisione fu la tecnica principale e Dominik Bieman l'incisore più raffinato, che ebbe un proprio laboratorio dal 1825 alla morte. Ritrasse i suoi illustri clienti sulla parete di bicchieri o su medaglioni di cristallo. Sia nelle località di produzione che a Praga o nelle località termali, che vantavano una frequentazione internazionale, furono attivi incisori di vari livelli. I lavori più semplici, ma pur qualificati sotto il profilo tecnico, erano i 'Badebecher', bicchieri souvenir ad uso termale con paesaggi e monumenti della zona, simboli ed iscrizioni e frequentemente il nome dell'acquirente o del destinatario. Alcuni incisori di eccezionale abilità predilessero complesse scene figurative. Vanno ricordati August Böhm, autore di complesse scene figurative; Emanuel Hoffmann, Anton F. Pelikan e Anton Heinrich Pfeiffer, autori di ritratti, figure di cavalieri, scene di caccia. Hoffmann, Pfeiffer e soprattutto Karl Pfohl incisero a rotina riproduzioni di noti quadri rinascimentali, spesso di Raffaello.
Prima e dopo la fine dell'Impero Napoleonico in Germania ed in Austria si realizzarono raffinate pitture con smalti trasparenti su semplici bicchieri cilindrici o a tronco di conici, talvolta con una base allargata e scanalata, in questo caso detti 'Ranftbecher'. In questo stile decorativo si distinsero il tedesco Samuel Mohn a Lipsia e a Dresda fino al 1815, il figlio Samuel Gottlob Mohn a Dresda e a Vienna fino al 1825 ed il suo collaboratore viennese Anton Kothgasser dal 1813 al 1830 circa.
Si affermò ovunque la moda di eleganti servizi da tavola. La richiesta di cristalli stimolò la produzione di importanti vetrerie in Francia, Belgio, nei paesi scandinavi e in Russia. In Francia si distinsero Saint-Louis, Baccarat e Clichy. Le Cristalleries de Saint-Louis, fondate in Lorena nel 1767, per prime avevano prodotto cristalli a piombo in Francia. Dagli anni venti dell'Ottocento proposero anche cristallo colorato o dipinto, dagli anni quaranta delicati opalini e vetri a millefiori, soprattutto fermacarte. La Compagnie des Cristalleries de Baccarat in Lorena, fondata nel 1764, propose forme neoclassiche fino agli anni trenta, poi straordinari cristalli e cristalli incamiciati di cristallo colorato, molati e incisi, di stile boemo, vetri smaltati, opalini, fermacarte a millefiori, millefiori e 'sulphidi'. Altrettanto variata fu la produzione della Cristallerie de Clichy, fondata a Pont-de-Sèvres nel 1833 e trasferita a Clichy presso Parigi, nota soprattutto per la qualità dei suoi colori. In Belgio le Cristalleries du Val-SaintLambert, fondate presso Liegi nel 1825, produssero all'inizio cristalli di tipo inglese per poi orientarsi verso il gusto boemo e francese.
Incisori boemi immigrarono anche in Gran Bretagna, dove si affermò la moda del cristallo incamiciato ad uno o più strati colorati, molati e incisi, e del vetro opalino. Negli Stati Uniti vennero importati vetri realizzati in Boemia su commissione ma probabilmente già prima della metà del XIX secolo, a Pittsburgh, Boston, Filadelfia e New York emigrarono artigiani europei che avviarono una analoga produzione.
Anche la Vetreria Imperiale di San Pietroburgo passò dal cristallo inciso di matrice inglese del periodo neoclassico ed Impero al vetro vivacemente colorato di stile boemo, inciso, molato e dipinto a smalto. Produsse anche delicati opalini di derivazione francese. All'inizio del XIX secolo si distinse unoltre per sontuosi mobili in vetro colorato con strutture in bronzo dorato, di stile Impero. Anche la Scandinavia, soprattutto la Svezia, risentì dell'influenza boema. Soltanto Venezia fu estranea a questa tendenza filoboema, poiché le sue vetrerie versavano in condizioni penose e non erano in grado di affrontare innovazioni tecniche ma soprattutto perché la dominazione austriaca sul Veneto scoraggiava l'industria locale, mirando a riversarvi i prodotti di paesi tradizionalmente legati alla dinastia degli Asburgo, come la Boemia e lSlesia nel settore vetrario.
Nella prima metà del XIX secolo la vetraria muranese sopravvisse soltanto grazie alla produzione di conterie, perline ottenute tagliando una sottile canna forata, destinate ai paesi coloniali. Minore rilievo economico ebbero la fabbricazione di vetri d'uso e, nel settore artistico, la lavorazione di perle a lume e, già, in epoca napoleonica, di tessere policrome per preziosi intarsi di mobili. Questi lavori ebbero successo anche nella seconda metà del secolo.
Alcuni timidi segni di ripresa per lo stile vetrario veneziano si ebbero negli anni trenta del XIX secolo, quando iniziò il collezionismo di vetri veneziani antichi e le vetrerie straniere, soprattutto francesi e boeme, e quelle veneziane, prima quella di Giacomo Bussolin, poi quelle di Pietro Bigaglia e di Lorenzo Graziati, provarono a proporre prodotti moderni decorati con millefiori e filigrane. Nel 1845 Bigaglia propose le Ossidiane, vetri opachi a macchioline colorate, e nel 1856 Lorenzo Radi recuperò la tecnica di fusione del vetro calcedonio e già prima era stata recuperata l'avventurina. Un grande impegno dimostrò lo stesso Radi nello studio e nella sperimentazione delle antiche ricette per le tessere colorate da mosaico, utili per nuove opere ma anche per il restauro di opere musive antiche, come quelle della Basilica di San Marco.
Nel 1854 venne fondata la vetreria Fratelli Toso, che dalla iniziale produzione di vetri d'uso comune passò presto alla produzione di soffiati decorati di stile antico veneziano. Nel 1859 Antonio Salviati fondò un laboratorio di arte musiva, che attirò l'attenzione internazionale su Murano. Nel 1866 fondò poi la vetreria Salviati & C. (dal 1872 Venice and Murano Glass and Mosaic Company) che promosse ovunque la vetraria veneziana con i suoi prodotti di alto livello artigianale, basati su tecniche antiche veneziane ma anche archeologiche via via recuperate. Al risorgimento vetrario veneziano contribuirono in misura determinante la creazione del Museo Vetrario muranese nel 1861 e di una annessa scuola di disegno per vetrai nel 1862. Le vetrerie muranesi si arricchirono di una gamma cromatica eccezionale, con predilezione per i colori brillanti e per l'avventurina, ed i vetrai toccarono i vertici dell'abilità nella lavorazione a caldo nell'ultimo quarto del XIX secolo. Se inizialmente Tra le famiglie vetrarie di Murano, oltre ai Toso, si distinsero i Barovier, i Ferro e i Seguso mentre a Vincenzo Moretti della Compagnia di Venezia e Murano va il merito della riscoperta della tecnica romana della murrina o vetro-mosaico con opere imitanti quelle antiche, presentate alla Esposizione Universale di Parigi del 1878. Nel 1877 Salviati lasciò la Compagnia e fondò la vetreria Salviati dott. Antonio, che produsse murrine e soffiati di stile veneziani con la collaborazione dei Barovier , che rilevarono l'azienda nel 1883. Questa vetreria, che soltanto nel 1896 venne denominata Artisti Barovier, si distinse tra la fine del XIX secolo e la prima guerra mondiale per i prodotti veneziani più raffinati. Tra le tecniche decorative di laboratorio recuperate a Murano nella seconda metà del XIX secolo vanno ricordate la pittura a smalto, la incisione a rotina, la incisione a cammeo. Un evento di promozione per il nuovo vetro veneziano fu la realizzazione di lampade islamiche smaltate e dorate per il Viceré d'Egitto.
Verso la fine del secolo mentre decollava la vetraria Art Nouveau francese, sviluppo originalissimo dell'orientalismo e del japonisme, il vetro di Murano non cambiava il suo stile se non per l'inserimento di dragoni di matrice orientale negli steli dei calici.
Le murrine o vetro mosaico, i vetri a fondo d'oro copia di originali paleocristiani, le imitazioni dei vetri a gabbia tardoromani, lavorati a caldo invece che molati, i miniaturistici vasi 'Corinto' nelle forme della ceramica greca e i vetri cammeo furono proposti a partire dal 1878 ed erano la conseguenza dello stile archeologico trionfante dagli anni settanta dell'ottocento.
I vetri cammeo furono un vanto dei vetrai e degli incisori inglesi di Stourbridge, che si erano impegnati nella imitazione del famoso vaso Portland, esposto al British Museum, già copiato in ceramica da Josiah Wedgwood nel 1789, quando era ancora di proprietà del Duca di Portland. Il mito del vaso Portand ossessionò gli incisori inglesi fino alla realizzazione della copia realizzata da John Northwood nella Red House Glassworks di Stourbridge nel 1876. Da allora si inaugurò una categoria produttiva inglese che durò fino al 1920 circa. Di stile archeologico o di stile neorinascimentale furono anche le complesse incisioni a rotina e ad acido su cristallo. Dal 1861 Northwood apportò innovazioni a questa tecnica, nella quale si distinse la ditta Stevers & Williams prima del 1950. A partire dalla esposizione internazionale di Filadelfia del 1876 trionfò il 'Brilliant style', caratterizzato da rilucenti tagli a diamante, in Gran Bretagna, in Francia ed anche in America. In Francia fu Baccarat a proporre le opere più sontuose, tra cui mobili e fontane di cristallo.
Nell'ultimo quarto del XIX secolo si valorizzarono gli stili nazionali: i cristalli inglesi tagliati e incisi i cristalli francesi, quelli boemi e i vetri veneziani, soprattutto lavorati a caldo. La tradizione boema del cristallo inciso venne rivitalizzata dalla prestigiosa ditta viennese di Ludwig Lobmeyr, che commissionò in Boemia calici, vasi e piatti dalle ricche composizioni incise di stile neorinascimentale. In Russia, nella Vetreria Imperiale che influenzò altre vetrerie, si realizzarono dei vetri riccamente decorati a smalto con motivi storicizzanti in una interpretazione tipicamente Russa.
Mentre Venezia rimase fedele allo storicismo fino ed oltre la fine del XIX secolo, negli anni ottanta dell'ottocento si sviluppò in altri paesi, soprattutto in Francia, l' Art Nouveau, che sconvolse il mondo delle arti decorative.
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