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IL VETRO NEL MEDIOEVO

testi a cura di Rosa Barovier Mentasti
VEDI ANCHE
Cementazione
Fili applicati
Gocce applicate
Incisione a punta di diamante
Incisione a rotina
Soffiatura a stampo
Vetro a cammeo
Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente l'arte vetraria decadde in Europa, mentre nell'Impero Bizantino e in varie regioni del vicino e medio Oriente si svilupparono importanti tradizioni vetrarie.
La vetraria bizantina è scarsamente documentata e oggetto di pareri discordanti. Non vi è dubbio tuttavia che i vetrai di Costantinopoli, della Grecia e di altre parti dell'Impero Bizantino produssero sia vetri di uso quotidiano che opere di eccezionale raffinatezza. Il gruppo più noto di vetri bizantini è costituito da soffiati decorati con oro e smalti, tra cui l'eccezionale ciotola di vetro rosso scuro con montatura in argento dorato (X-XI sec.), conservata dal 1204 nel Tesoro di S. Marco a Venezia.
Una importante vetraria pre-islamica si sviluppò in Persia ed in Mesopotamia sotto gli imperatori sasanidi (247-645) e fu caratterizzata da vetri di grosso spessore profondamente intagliati a faccette, spesso in un motivo a nido d'ape, o con decori geometrici vari. Forse questa tecnica derivava dall'incontro tra una tradizione locale di taglio della pietra dura molto più antica, risalente al periodo achemenide, con la tradizione romana del taglio a faccette del vetro.
La storia della vetraria islamica viene convenzionalmente divisa in tre periodi: il primo dal VII all'XI secolo, il secondo dal XII al XV secolo, il terzo fino ai nostri giorni. La circolazione delle merci ma anche dei vetrai e dei decoratori determinò l'affermarsi di uno stile abbastanza omogeneo nel mondo islamico e oggi rende spesso difficile la attribuzione dei vari prodotti ad uno specifico centro di produzione.
Nella Persia e nella Mesopotamia dei primi secoli islamici continuò la produzione di vetri incisi e di vetri tagliati in profondità o a rilievo di derivazione sasanide per tutto il primo periodo della vetraria islamica (VII-XI sec.). Si ritiene che anche nell'Egitto islamico venisse praticato il taglio almeno nei secoli X ed XI d.Cr., grazie alla circolazione degli artigiani specializzati. Il repertorio decorativo dei vetri intagliati sia in profondità che a rilievo comprende motivi geometrici vari, motivi vegetali stilizzati e figure animali, reali o fantastiche e fu applicato a bottiglie, flaconi, bicchieri, ciotole.
Un gruppo particolare di vetri intagliati è costituito dai vetri a doppio strato tagliati a cammeo, con decorazioni ricavate a rilievo dallo strato esterno generalmente colorato. Questa tecnica fu adottata per due secoli a partire dalla metà del IX secolo d. Cr. in Mesopotamia ed in Iran.
Una particolare categoria di vetri incisi, indipendente dalla matrice sasanide, è costuita dai soffiati colorati graffiti a punta di diamante, con motivi geometrici e figurativi, laramente esportati fino in Cina. Sono databili al IX secolo d. Cr., forse anche al X, e il centro di produzione era situato in Siria o in Mesopotamia.
La decorazione con la cementazione (ingl.: staining; ted.: Ätzung) fu una delle tecniche decorative più raffinate, monopolio dei vetri islamici egiziani e siriani dall'VIII al XII secolo. E' chiamata generalmente pittura a lustro ma impropriamente, perché raramente nel vetro comporta l'iridescenza tipica del lustro sulla invetriatura della ceramica mentre consiste in decorazioni in una gamma cromatica dal giallo al bruno, al rosso ottenute con pittura a base di ossidi d'argento, talvolta misti a sali di rame. Sotto il profilo artistico la decorazione con la tecnica della cementazione raggiunse i livelli più alti in epoca tarda, nei secoli XI e XII.
La decorazione a smalti policromi e oro, tecnicamente differente dalla cementazione, iniziò alla fine del XII secolo o all'inizio del XIII in Siria, probabilmente a Raqqa, ma le sue origini sono ignote. I primi prodotti furono di ridotte dimensioni: bicchieri, ciotole, piccole bottiglie, flaconi. Dalla metà del XIII secolo apparvero forme più varie e complesse: portacandele, sostegni per vassoi, tazze su piede, vasi ansati, fiasche del pellegrino. Dal XIV secolo vennero realizzati soffiati decorati di relativamente grandi dimensioni di forme varie: bottiglie dal lungo collo e lampade da moschea. In quel secolo i vetrai e i decoratori furono attivi principalmente in Egitto. Il periodo più importante per la ricchezza cromatica e la varietà delle decorazioni fu la metà del XIII secolo mentre le opere più tarde di grandi dimensioni presentano decorazioni più convenzionali. Le decorazioni figurative su vetri per uso profano comprendono cavalieri, musicisti, cortigiani, giocatori di polo, che vennero abbandonati verso la fine del XIII secolo, ed animali sempre più stilizzati. Sono abbastanza frequenti le iscrizioni. Non mancano figure e simboli cristiani. La improvvisa decadenza di quest'arte non è stata spiegata con sicurezza. Si è supposto che il Tamerlano, che occupò Damasco all'inizio del XV secolo, abbia portato i migliori artigiani siriani a Samarcanda.
Una differente matrice, altrettanto importante, della vetraria islamica è costituita dalla tradizione romana, che continuò ininterrotta in quelle che erano state le provincie orientali dell'Impero Romano, in particolare gli attuali Egitto, Israele, Libano e Siria. In queste regioni si sviluppò la decorazione a caldo del vetro sia con applicazioni che con la soffiatura a stampo. Erano per lo più contenitori di uso quotidiano, talvolta in forme essenziali prive di decorazione. Le tecniche decorative a caldo consistevano per lo più nell'applicazione di fili, gocce o altri dettagli e nella soffiatura a stampo si diffusero in tutte le aree vetrarie dell'Islam, in Iran in particolare, dove la lavorazione a caldo del vetro fiorì dal IX al XII secolo. Del tutto originale fu la decorazione a rilievo di iscrizioni e motivi decorativi impressa a caldo sulla parete grazie all'uso di speciali borselle recanti alle due estremità il motivo ad incavo ad una estremità, a rilievo all'altra. Spesso questa tecnica costituì un sostituto più economico dell'intaglio, di cui riprese alcuni motivi. decorativi.
I vetri islamici, soprattutto quelli riccamente decorati a smalto, giunsero anche in Europa, spesso portati dai crociati di ritorno dalla Terra Santa e vennero conservati nelle collezioni di famiglie nobili e nei tesori ecclesiastici. Furono importati nella Spagna sia araba che cristiana, dove forse se ne produssero delle imitazioni, come sembra suggerire un documento di Tortosa (Catalogna) del 1387.
I vetri islamici non lavorati a intaglio presentano il segno del pontello (pontil mark), a differenza della maggioranza dei vetri romani che erano evidentemente modellati alla bocca con l'uso di uno strumento simile alla "rocca" veneziana, quando era possibile.
E' stata proposta una matrice orientale per i vetri molto particolari e spesso vivacemente colorati trovati in siti longobardi dell'Italia settentrionale e centrale. Sono chiaramente differenti dai prodotti contemporanei del Nord-Ovest europeo e forse furono realizzati da vetrai italici espressamente per gli invasori longobardi.
Nel mercato europeo ed anche orientale il vuoto creato dalla decadenza della vetraria islamica fu colmato dai prodotti delle vetrerie veneziane, che fin dalla fine del XIII secolo si distinsero per la qualità del vetro e della lavorazione. Il primo documento veneziano nel quale compare il nome di un vetraio risale all'anno 982 d. Cr.. Vi compare un Domenico 'fiolario', cioè fabbricante di bottiglie. Mentre nei primi secoli le vetrerie erano attive a Venezia, nel corso del XIII secolo esse si trasferirono spontaneamente a Murano, cittadina insulare poco distante dalla città. Non è escluso che la vetraria veneziana abbia avuto lontane radici nella vetraria tardoromana, poiché in epoca imperiale romana fiorì una importante attività vetraria sulla costa dell'alto Adriatico. Certamente comunque i vetrai veneziani trassero uno stimolo fondamentale dalla vetraria islamica e bizantina nello sviluppo di una produzione d'élite. L'importazione di rottame di vetro dall'Oriente, delle ceneri fondenti e, prima di queste, il passaggio pressoché contemporaneo nel vicino Oriente e a Venezia dal natron, fondente sodico naturale, alle ceneri vegetali sodiche nel corso del XII secolo, alcune analogie tipologiche ed anche l'arrivo a Venezia della pittura a smalto, vanto della vetraria islamica e bizantina, provano lo stretto rapporto di dipendenza della vetraria veneziana medievale da quella del vicino Oriente. Già nel XIII secolo i vetrai di Murano erano organizzati in una corporazione o Arte, il cui primo statuto o Capitolare conservato venne inaugurato nell'anno 1271.
Il vetro sodico fuso nelle fornaci muranesi era di ottima qualità, decolorato con il biossido di manganese o talvolta colorato soprattutto per i dettagli. I prodotti vetrari veneziani erano molto diversificati: bottiglie, bicchieri, calici, saliere, coppe, tazze, vasi da salsa e da confettura, orinali, lampade di varia foggia e decorazione. Le decorazioni consistevano in applicazioni di gocce o fili e nei motivi a rilievo ottenuti con la soffiatura a stampo. Una categoria produttiva di notevole raffinatezza è costituita dai bicchieri decorati a smalti fusi di ascendenza islamica trovati in siti europei e del vicino Oriente ( il più noto è il bicchiere firmato da Magister Adrevandin, conservato al British Museum ) con decorazioni europee consistenti in stemmi, animali araldici, figurazioni sacre. Dal 1281 al 1351 è documentata una attività di decorazione a smalto a Murano, dovuta ad artigiani immigrati dalla Grecia e dalla Dalmazia, e le rare descrizioni dei vetri decorati corrispondono a quelli conservati nei musei. Non esistono conferme né documentali né iconografiche che permettano di attribuire tali opere a laboratori d'oltralpe, come è stato proposto da alcuni studiosi.
In molte città italiane erano attive sporadiche vetrerie, destinate soprattutto alla produzione di vetro d'uso. Un vetro centro vetrario fu invece Altare, vicino a Savona in Liguria, almeno dal XIII secolo. La Università o corporazione dei vetrai nota dal 1495 preparava gli abitanti di Altare, destinati all'emigrazione, ad una professione che permetteva loro una sussistenza dignitosa. Sappiamo ben poco sul loro stile produttivo, che dal Rinascimento probabilmente andò probabilmente ad imitare lo stile dei vetri veneziani molto richiesti anche all'estero. Sia nel vetro italiano medievale che in quello dell'Europa settentrionale si riscontra il segno del pontello.
Anche nell'Europa settentrionale la caduta dell'Impero Romano determinò la decadenza dell'arte vetraria a tal punto che il ritorno ai livelli dell'antichità richiese circa un millennio, coincidendo con il Rinascimento vetrario che si irradiò da Venezia. I più importanti eredi dei vetrai romani furono i vetrai dell'Impero Franco nel Nord della Francia, in Renania e nel Belgio. La gamma delle forme era piuttosto limitata e comprendeva bicchieri, ciotole, bottiglie in vetro giallastro o verdastro. Un tipo particolare era costituito dal claw beaker (bicchiere a chela), caratterizzato abnormi appendici applicate intorno alla parete. Altri tipi diffusi erano i bicchieri a cono e in forma di corno. Alcuni tipi franchi sono stati rinvenuti nel Su-Est dell'Inghilterra, importati o prodotti localmente. Probabilmente vetrai Angli e Sassoni giunti con le tribù germaniche che invasero l'Inghilterra nel V secolo d. Cr. fondarono vetrerie nel Kent.
Dal VII al IX secolo in forme progressivamente modificate si moltiplicò il vetro colorato e si diffusero principalmente le decorazioni applicate: filamenti, anche di colore contrastante con la base e canne spesso bicolori ritorte. Dalla metà del X secolo al XII i turbamenti politici che resero insicuri la vita e il lavoro in Europa determinarono una riduzione ed un impoverimento qualitativo della produzione vetraria.
Nel XIII e soprattutto nel XIV secolo si verificò una fioritura dell'arte vetraria Anche a Nord delle Alpi: Francia, Paesi Bassi, Germania, specialmente nelle valli della Mosa e del Reno, Boemia. Furono attive molte 'vetrerie di foresta', di ridotte dimensioni e sparse appunto nelle folte foreste dove era reperibile il combustibile e vegetali, come felci e faggi, la cui cenere ricca di potassa era un ottimo fondente.I loro prodotti erano sia che vasellame di vetro verde o giallo e molto impuro che sottili soffiati quasi incolori caratterizzati da dettagli finemente modellati.
I tipi più frequenti furono i bicchieri decorati gocce vitree applicate (ted.: Nuppenbecher; ingl.: prunted beaker) e i bicchieri decorati da costolature verticali ottenute a stampo. Alcune regioni svilupparono tipi particolari. In Francia ebbe larga fortuna un calice a stelo alto e sottile con coppa larga e bassa a costolature o allungata. Nelle Argonne calici e bicchieri con delicate decorazioni a rilievo soffiati a stampo. In Boemia alti bicchieri a gocce applicate (Keulenglas).
Verso la fine del XIV e nel corso del XV la varietà e la finezza decorativa del vetro medievale d'oltralpe vennero a mancare, mentre andava affermandosi il raffinato vetro veneziano.
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